Il buco

Il buco

3 Aprile 2020 0 Di Federico

Il Buco è un thriller grottesco, ambientato in un carcere distopico. Diretto da Galder Gaztelu-Urrutia, al debutto con un lungometraggio, nel 2019 lo ha portato a vincere alcuni premi al Festival di Sitges e al Festival di Toronto.

Sta riscontrando un grande successo grazie al suo approdo sulla piattaforma Netflix e sta facendo facendo parlare di sé per la sua genialità, il suo significato nascosto e crudeltà. La scenografia è minimale e l’ambientazione claustrofobica, i dialoghi semplici ma visionari rendono il Buco un prodotto interessante. Il finale del film ha lasciato molti spettatori perplessi e lascia spazio alla libera interpretazione.




Qual è lo scopo del buco? Mangiare

Il Buco è ambientato in una prigione che si sviluppa verticalmente, come fosse un grattacielo, di cui non ci è noto il numero di piani e di persone rinchiuse. Si sa che ogni cella ha all’interno due persone, che possono portare con sé un oggetto a scelta, ed è dotata di un buco al centro, dove nel corso della giornata scorre una piattaforma con del cibo.

Il ruolo di mettere le pietanze sulla piattaforma spetta ad una brigata di alta cucina, che si appresta a preparare ogni portata con cura maniacale. Le vivande vengono fatte scorrere dalla cella più alta a quella più bassa e sarebbe sufficiente per sfamare tutti, ma a causa dell’ingordigia e dell’avidità dei detenuti, le celle più basse restano senza cibo. Di conseguenza gli occupanti muoiono di fame o sono costretti a gesti estremi come il cannibalismo.

Goreng e Trimigasi: i due opposti

Il protagonista, Goreng si trova in cella con un vecchio di nome Trimigasi e fin da subito si capisce che i due sono agli antipodi. Mentre il protagonista ha portato con sé un libro: il Don Chisciotte della Mancia, il suo compagno ha portato come oggetto un coltello. Inoltre mentre Goreng si è fatto rinchiudere volontariamente sei mesi per avere un attestato di permanenza, Trimigasi è rinchiuso per un crimine violento.

Il primo mese la convivenza tra i due scorre serena, grazie al fatto che sono al livello 48 e il cibo non manca. La svolta avviene quando i prigionieri vengono addormentati con del gas e trasferiti al livello 171, dove gli avanzi di cibo iniziano a scarseggiare.

Qui verrà fuori l’essenza del film, portandoci nel lato più macabro degli uomini, tra omicidi e atti di cannibalismo verso chi è più debole. In una lotta tra poveri dove ogni uomo diventa bestia per garantirsi la sopravvivenza. Pulsioni che essendo state frenate per troppo tempo esplodono in orrori disumani.

Trimigasi lega al letto Goreng, per accaparrarsi le briciole di cibo che restano sulla piattaforma e quando si trova in difficoltà, non esita ad affondare il coltello nelle carni del compagno di cella. Nel momento più critico, Goreng viene salvato da una donna misteriosa che sale e scende sulla piattaforma alla ricerca della propria figlia, ma nessuno le crede perché all’interno della struttura non possono esserci minori di 16 anni.



Morire per gli ideali

Ciò che contraddistingue Goreng dagli altri detenuti, è che si preoccupa dei più deboli e cerca di seguire il suo ideale. Lo si intuisce fin dall’inizio, quando, come oggetto mostra il libro e non qualcosa di più utile come un coltello. Si pensa che la situazione molto dura, ai limiti dell’umano, metta in crisi la sua identità morale, perchè come Nietzsche scrive in uno dei suoi aforismi “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro“. Ma invece Goreng terrà fede ai suoi ideali fino alla fine.

Quando si trova in cella con Baharat, al livello 7, scopre che entrambe condividono un’idea per aiutare il prossimo. I due cercano di mettere in atto una rivoluzione e inizia una lotta per fare arrivare il cibo ai piani più bassi. Goreng e Baharat saltano sulla piattaforma e scendono cercando di razionare il cibo, ma la situazione si rivela essere peggiore di ciò che hanno immaginato.

Il messaggio è la panna cotta

Nella discesa incontrano un ex compagno di cella di Baharat che loda il gesto e consiglia loro di lanciare un messaggio scegliendo il piatto migliore, ovvero la panna cotta, e farlo ritornare integro da dove è venuto.

Ma il viaggio “verso gli inferi” sembra interminabile e dopo aver visto scene raccapriccianti e gente morta di fame Goreng e Baharat arrivano al piano più basso, il 333simo, dove trovano la figlia della donna che lo ha salvato e le danno la panna cotta.  Decidono di metterla sulla piattaforma e farla diventare il messaggio della rivoluzione.

Il fatto che abbiano trovato la bambina significa che tutto il sistema della struttura è corrotto. E’ una chiara critica a un sistema politico e sociale ipocrita che si dimentica delle classi più povere. Critica già mossa qualche mese fa dal vincitore di quattro premi oscar: Parasite.



Il buco e il messaggio di solidarietà

Non si può vedere il Buco solamente come un thriller grottesco ambientato in una realtà immaginaria, senza lasciarsi coinvolgere dal forte valore allegorico dell’opera. Vengono messi in scena temi come l’avidità, gli squilibri di potere, le differenze di classe, la lotta tra poveri, l’egoismo, la solitudine e l’importanza del cibo.

Vedere il film significa vedere sé stessi davanti all’esaurirsi delle risorse, cercando una via di scampo dalla rassegnazione. Il messaggio che dobbiamo cogliere, è l’essere più solidali senza fingere di non vedere i nostri simili. Avvicinarsi e aiutarsi senza timori in un gesto di fratellanza globale.