Joker – Le origini del clown psicopatico

Joker – Le origini del clown psicopatico

20 Ottobre 2019 0 Di Federico

Joker uscito nelle sale cinematografiche in Italia il 4 Ottbre 2019. Diretto da Todd Philips – famoso per “Una notte da leoni” – si focalizza sulla vita dell’iconico villain di Batman. Il protagonista, è interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, che si è calato nella tormentata vita di  Arthur Fleck e nelle sue continue lotte per trovare un ruolo a Gotham.


Trama

Arthur Fleck è un uomo solo e asociale, che vive con la madre malata. Nella vita di tutti i giorni, oltre che dalla depressione, viene condizionato da un disturbo psichiatrico, che lo porta a ridere eccessivamente in condizioni di forte stress. Di lavoro viene ingaggiato come clown per far divertire i bambini. Mentre il suo sogno è quello di fare il cabarettista e magari un giorno, venir chiamato nella trasmissione del suo comico preferito, Murray Franklin. Quest’ultimo interpretato da Robert de Niro.

Gotham, intanto, sta diventando una città sempre più inospitale e sull’orlo di una rivolta e Arthur a suo malgrado è costretto a pagarne le conseguenze. La sanità subisce dei forti tagli e non può più permettersi le medicine che lo aiutano con il disturbo.

Il declino per Arthur ha inizio quando un collega, avendo saputo delle violenze che ha subito, gli regala una pistola. Ma, mentre sta tenendo uno spettacolo nelle vesti di clown, in un ospedale pediatrico, la pistola gli cade. I bambini si spaventano ed Arthur perde il posto di lavoro. La stessa sera, tornando a casa, viene nuovamente preso di mira da dei teppistelli sulla metropolitana. Il protagonista ormai esausto, estrae la pistola e fa fuoco, uccidendoli.

A Gotham questo gesto verrà considerato un atto di ribellione nei confronti dell’élite cittadina, complice di creare un sistema sempre più austero. Le classi più povere e disagiate si identificano col clown e useranno la sua maschera durante le manifestazioni di protesta.

Arthur, intanto è sempre più pazzo e vittima, oltre che della società, anche dei traumi subiti nell’infanzia. Scopre di essere stato adottato e di aver subito abusi e maltrattamenti da parte della madre che soffriva di delirio psicotico e disturbo narcisistico di personalità. A seguito crollerà pure la storia d’amore con la vicina, che altro non era che un’allucinazione.  Perchè quando la realtà è troppo severa, la fantasia è l’unico rifugio.

Arthur non avendo più nulla da perdere e sempre più sicuro di sé stesso, in un crescendo di tensione, diventa protagonista di una serie di eventi negativi che lo condurranno in un vortice di violenza e lo porteranno ad essere Joker.

Il finale

Il finale è una “Danse macabre“. Il Joker innalzato ad idolo, simbolo delle minoranze, esaltato da una follia quasi innocente. E’ il trionfo del male. Morte come unica via d’uscita. Gli inascoltati, i reietti sono costretti a farsi giustizia da soli a causa di una società che non li accoglie e non li integra, complice anche una politica che sempre più spesso non sa offrire soluzioni.


La maschera, la follia e la violenza

Ogni persona è una maschera. Seppur invisibile ci protegge e ci fa apparire per quello che non siamo. Permette di plasmarci agli occhi della gente, per soddisfare la sete di approvazione, a causa di una società che fatica ad andare oltre le apparenze. Una società che ci vuole tutti uguali e che e spinge la massa ad adattarsi per non essere esclusi ed essere definiti “strani”.

Arthur quando “indossa” la maschera del Joker, si cala in un’altra persona. La maschera, il trucco, permette di dare sfogo al “profondo”  e liberare l’inconscio. Cessa di essere sé stesso, divenendo ideale di un sé macabro e violento. L’inconscio, liberato dai freni inibitori e dai paletti morali della coscienza, prende il sopravvento.

Il Joker è anche l’incarnazione dell’archetipo del folle, che si fa beffe delle regole imposte dal sovrano, creando il caos. I folli possono fare e dire tutto e sono imprevedibili, perché non hanno regole e freni inibitori. Sono il fulmine che squarcia il sereno.

La violenza diventa un mezzo per il raggiungimento della libertà. Libertà che gli è stata tolta con altrettanta violenza.

La risata

La risata è un metodo per sdrammatizzare la tragedia della vita quotidiana. E’ la vittoria sulla sofferenza e la depressione. L’apice dell’incoscienza e della rassegnazione al nulla. Ridere quando non c’è nulla da ridere.

Spesso si considera la risata come una reazione al divertimento. Invece è più saldo il legame con l’imbarazzo, con il dramma, perché aiuta a sciogliere quella tensione che ne deriva.

Il lato peggiore della malattia mentale è che la gente vorrebbe ti comportassi come se tu non l’avessi  – Joker –



Conclusioni

Joker è un film drammatico, crudo. Coinvolge perché tutti siamo maschera di noi stessi. Tutti nel “profondo”, nei sogni ad occhi aperti, siamo folli e sadici. Siamo tutti attratti dal male. Gli elementi su cui ruota attorno e si sviluppa sono l’infanzia distrutta, la solitudine, l’abbandono, la rabbia e la vendetta per poi sfociare in un’estasi collettiva.

E’ epica la scena in cui Arthur, prima di soffocare la madre ricoverata in ospedale, pronuncia la frase: “Ho sempre pensato che la mia vita fosse una tragedia ma adesso mi rendo conto che è una cazzo di commedia”