Chernobyl: dentro il disastro nucleare

Chernobyl: dentro il disastro nucleare

24 Luglio 2019 0 Di Federico

Chernobyl la mini serie documentario basata sul disastro nucleare del 1986, è stata girata come fosse un vero e proprio film suddiviso in cinque episodi. La narrazione è in grado di trasmettere inquietudine e tensione evidenziando come la realtà possa essere così terribile e superare di gran lunga la fantasia. Colori cupi, immagini crude, corpi che si sciolgono sotto l’effetto delle radiazioni e scene con reazioni lente e agonizzanti portano questa serie a far invidia alle produzioni horror degli ultimi 20 anni.
Sarà che l’incubo di Chernobyl  è ancora vivo nella collettività, sarà grazie alle note stilistiche della regia, ma il risultato è che è stata giudicata da molti una delle migliori serie degli ultimi anni totalizzando 9.7 punti su IMDB, superando di poco serie cult come Breaking Bed e Il trono di spade.


Che l’apocalisse abbia inizio

Chernobyl si apre su Valerij Legasov, l’esperto nucleare nominato dal partito comunista per porre rimedio al disastro. Dopo aver registrato su di un’audiocassetta un messaggio ed aver nascosto delle audiocassette, dal contenuto a noi ignoto, si suicida. A seguito di questo flashforward ha inizio il racconto di ciò che successe quella tragica notte del 26 aprile 1986, quando durante un test di sicurezza il reattore quattro della centrale nucleare si surriscaldò in maniera incontrollata fino ad esplodere.

Un primo momento di incredulità è seguito dalla triste e dura verità, il reattore RBMK che si pensava fosse indistruttibile è vulnerabile. Da una parte troviamo chi come il capo ingegnere Anatoliy Dyatlov  nega i fatti e vuole tentare di insabbiare l’accaduto, dall’altra gli esperti nucleari che premono per affrontare la situazione e renderla di dominio pubblico.

Il governo per far fronte all’emergenza e arginare la catastrofe si affida alla mente di Valerij Legasov. Lagasov è anche l’unica persona “pulita” e intelligente, consapevole come pochi del sacrificio umano necessario per rimediare al danno e che non vuole mentire né al popolo né al partito sulle conseguenze delle radiazione. Si guadagnerà anche la piena fiducia e l’appoggio da Gorbaciov  che gli metterà a disposizione qualsiasi mezzo e persona per affrontare l’incubo.

“Il vero pericolo è che se ci abituiamo ad ascoltare troppe menzogne diventeremo incapaci di distinguere la verità”

La narrazione ci mostrerà senza filtri quante persone, anche inconsapevoli dei rischi, presero parte per affrontare l’emergenza. Dell’effetto che le radiazioni causano alle persone esposte, il piano di bonifica del territorio e l’evacuazione della città. Non è una serie in cui si spettacolarizza il disastro, si affronta il fatto di cronaca nella maniera più cruda e reale possibile. Dobbiamo mantenere vivo il ricordo delle persone che hanno sacrificato la propria vita per generazioni future e del danno che la menzogna e l’irresponsabilità dell’uomo può causare davanti a forze enormi come quella nucleare.



Il mito dell’indistruttibilità del reattore RMBK

Il reattore RMBK era  la punta di diamante dell’ingegneria sovietica. Doveva rappresentare la perfezione e l’avanguardia tecnologica che il socialismo era in grado di raggiungere, in un periodo storico dove c’era la necessità di  mostrarsi forti agli occhi del proprio popolo e del mondo.

Il reattore RMBK aveva un difetto nascosto dal governo sovietico e occultato addirittura nei manuali. Le barre di controllo che dovevano essere inserite per rallentare la reazione del nucleo e raffreddarlo erano costruite in boro, ma avevano punte in grafite, che a differenza del boro, accelera la reazione. E’ bastato poco affinché le punte in grafite accelerassero drasticamente la reazione causandone il brusco aumento della temperatura e la successiva esplosione.