Bad Boy Bubby

Bad Boy Bubby

17 Settembre 2018 0 Di Federico

Bad Boy Bubby è un film italo-australiano sul genere grottesco, drammatico del 1993 di Rolf de Heer. Il film ha visto la luce nonostante il budget ridotto ed è sta soprattutto grazie al premio Speciale della Giuria assegnatogli alla Mostra di Venezia che si è fatto conoscere al pubblico.

Bubby è un uomo di trentacinque anni che non ha mai visto il mondo al di fuori del tugurio in cui è costretto a vivere. La madre lo ha segregato in “quel buco sudicio” facendogli credere che non si possa uscire perché non si può respirare e bisogna usare una maschera antigas per ovviare il problema. La madre, che di sicuro presenta qualche disturbo, cresce Bubby come un bambino, accudendolo e usandolo per i suoi piaceri carnali.
Il ritorno del padre segna il cambiamento per Bubby. Nonostante sia ingenuo ed infantile, capisce che fuori si può stare senza bisogno di una maschera antigas. Dopo aver ucciso “involontariamente” i genitori è costretto ad uscire e viene catapultato nel mondo e con i suoi modi strambi attira l’attenzione di molti curiosi.
Bubby con il suo essere bambino non ha paletti morali e capacità di giudicare, ma riesce comunque ad adattarsi trovando stabilità e serenità dopo una vita di abusi.



Il comportamento di Bubby che in un primo momento si può pensare come folle e tipico di una persona mentalmente instabile invece è infantile, fermo ad uno stadio fanciullesco e lo resterà per tutta la durata del film. Le sue imitazioni ossessive del comportamento delle persone che lo circondano e di chi lo ha cresciuto, è una identificazione, un tratto tipico dei bambini, anche se qui è portata allo strenuo.

Bad Boy Bubby è un film solo all’apparenza deviato. Nella prima mezz’ora si mischiano scene forti, corrosive, blasfeme, provenienti dall’abisso dell’essere umano. Si ribaltano i ruoli dove non è il padre orco che segrega la figlia e la abusa, ma è la madre che chiude tra quattro mura lerce il figlio e abusa di lui. Ba-by, come lo chiama la mamma, non si rende conto di quello che sta subendo perché non conoscendo niente del mondo ed essendone totalmente estraneo non ha metodi di paragone.

Film che mi è piaciuto. Lo ho visto due volte per cercare di cogliere, con la seconda visione, alcune sfumature che non avevo colto nella prima. Un film che va capito e che non bisogna giudicare dalla crudeltà di alcune immagini.