Blackhat

Blackhat

7 Agosto 2018 0 Di Federico

Blackhat è un cyber-thriller scritto, diretto e prodotto da Michael Mann del 2015.
Accolto negativamente dalla critica americana, è stato un flop di incassi al botteghino, ma aveva le basi per diventare uno di quei film cult nell’underground cinefilo.

I dialoghi sono scarni e la sceneggiatura è ricca di deja-vu. Si alternano scene d’azione a scene piatte e non c’è un crescendo di tensione. L’attore protagonista Chris Hemsworth nel ruolo del belloccio di turno, non rispecchia la figura dell’hacker a cui siamo abituati, anche forse a causa dell’idea che abbiamo nell’immaginario collettivo del nerd introverso che non esce di casa.

Non mi sento di dare un giudizio troppo negativo, sicuramente non eccezionale, però nonostante la durata di due ore ha saputo trascinarmi fino alla fine.

Un attacco hacker manda fuori uso una turbina di raffreddamento di una centrale nucleare ad Hong Kong va fuori uso. Alla borsa di Chicago a causa di un attacco informatico il prezzo della soia schizza alle stelle. Questi due eventi portano le autorità cinesi ed americane a collaborare nonostante i rapporti non siano dei migliori.
Si scopre che parte del malaware usato per gli attacchi è stato scritto da Nick Hathaway che ora si trova nel carcere di massima sicurezza per frode informatica. L’FBI decide di dare l’opportunità a Nick di uscire di carcere nel caso decidesse di collaborare.
Hathaway esce dal carcere, ma nonostante la sorveglianza costante riuscirà ad aggirarla e a proseguire le indagini anche da solo scovando la banda di criminali.